di Riccardo Santangelo
(pubblicato su amadeusonline.net – Speaker’s Corner)

È trasparente il rapporto che Massimo Bubola ha sempre avuto con la scrittura musicale, fin da quando poco più che ventenne iniziò a collaborare con Fabrizio De Andrè, diventando uno dei più raffinati songwriters italiani. A distanza di cinque anni il musicista veneto ritorna con un album di inediti: undici brani in cui ripropone la centralità delle ballads e della musica folk-rock nella sua produzione.
Segreti Trasparenti è un titolo che calza a pennello, perché a Bubola piace esprimersi per ossimori. Il nuovo album s’intitola proprio così partendo dalla consapevolezza che un segreto non è certo trasparente, ma solo rendendo trasparenti i nostri segreti possiamo affrontare più serenamente la vita. Per spiegare meglio il concetto il musicista afferma: «Bisogna mostrarsi nudi nelle canzoni, anche se risulti perdente. La nostra società ci impone di ostentare una forza d’animo che non sempre abbiamo; così chi non possiede il “phisique du role” del vincente, vive col fiatone un’esistenza di grande inquietudine. La principale lezione della poesia è proprio smascherare i limiti della natura umana: questo ci tranquillizza, perché ci permette di condividere le sconfitte».
In questo album c’è molto De Andrè, o meglio si percepisce ancora vivo quel tipo di scrittura che l’artista genovese ha creato e affinato insieme a Massimo, in dischi come L’indiano e Rimini. Questa sensazione si sente fin dal brano d’apertura, La Sposa del Diavolo, in cui Bubola rienterpreta un’antica canzone di mare scozzese: «Ho ricostruito e reinventato questo testo con un gusto spiccatamente teatrale, a due voci, inscenando un avvincente e inquietante dialogo tra il demoniaco marinaio e la sua incauta vittima». Un plauso particolare per la vellutata voce di Luciana Vanoa, che in questo brano e in La Fontana (pezzo che ricorda lo stile di composizione di canzoni come Voltalacarta e I cieli d’Irlanda), duetta con Bubola.
Nel più puro stile ballads è invece Roger McClure, in cui si narra la vicenda, ambientata in Irlanda tra le due guerre mondiali, di un capobanda senza casa e famiglia che vive di piccoli furti e che viene prelevato una notte dalla polizia, linciato e gettato nel fiume. «La storia rimanda» come spiega il cantante veneto «a situazioni tragicamente simili vissute dai bambini delle favelas di Rio De Janeiro, di Bucarest, delle megalopoli nordamericane e messicane, fino a coinvolgere le città del nostro paese».
Non poteva mancare un omaggio al suo “compagno di scrittura” per molti anni: Fabrizio De Andrè; a cui dedica Specialmente in gennaio, una ballata dai sapori latini di frontiera, che vive sul contrasto tra una musica “positiva” e un testo invece avvinto di struggente rimpianto. «Nel gennaio di questi ultimi anni» spiega Bubola «sono scomparsi in Italia grandi cantori e poeti popolari e in particolare uno, Fabrizio De André, che è stato un incomparabile amico e compagno di viaggio. A lui, ma anche a Giorgio Gaber (scomparso pure lui in gennaio) è dedicata la ballata».
Di struggente malinconia è la canzone Quella campana, scritta in ricordo della tragica morte del fratello Giovanni Maria, avvenuta nel 1970. Nel brano l’orchestra d’archi segue la voce narrante in un crescendo per accumulazione ed enfasi sinfonica fino al finale strumentale, in cui la chitarra elettrica di Simone Chivilò e il flauto di Elena Ambrogio si intrecciano, dialogando come due fratelli lontani, ma finalmente vicini.
Dopo la fortunata scrittura, insieme a De Andrè, di Don Raffaè, Bubola si cimenta ancora con la lingua napoletana, creando con Jetta ‘a Luna una serenata in cui gli strumenti tipici della tradizione partenopea si fondono con la chitarra elettrica (suonata da lui stesso) e l’orchestrazione d’archi di gusto mitteleuropeo di Michele Gazich.
A chiudere l’album troviamo Tornano i santi, dove il musicista veronese ha voluto proporre una canzone corale, dall’incedere solenne, in cui spiccano come ospiti Mark Olson (ex-leader dei Jayhawks) che suona il dulcimer, la vox angelica di Victoria Williams e il coro montano La Falìa di Velo Veronese, diretto da Alessandro Anderloni, che impreziosisce ulteriormente la già ricca strumentazione del brano.
Con Segreti trasparenti Massimo Bubola ha sfornato un prodotto molto curato (sfruttando la tecnologia SuperAudio CD): nella veste grafica del libretto allegato, nei suoni arrangiati da lui stesso e da Michele Gazich (finissimo musicista) e nella scrittura dei testi, in cui la vena popolare si arricchisce di citazioni tratte dal Vecchio e Nuovo Testamento (basti prendere come esempio il brano Tutto è legato). Tra sonorità latine, folk-rock, irlandesi, klezmer e mediterranee, il musicista veneto ha saputo costruire un album di rara intensità, dimostrando che è possibile pubblicare dei prodotti di pregevole levatura in un panorama nazionale povero di nuove idee.

Segreti Trasparenti
Massimo Bubola
Eccher Music, 2004