di Riccardo Santangelo
(pubblicato su amadeusonline.net)

Proprio in questi giorni James Williams, con il suo trio, doveva essere in Italia per alcune esibizioni (Umbria Jazz e Pescara Jazz), in compagnia di Francesco Cafiso, nuovo talento italiano del sax. Aveva dovuto rinunciare per malattia e ieri (20 luglio 2004) il pianista jazz statunitense, a soli 53 anni, è morto di cancro nella sua casa di Brooklin.
Nato a Memphis (Tennessee) nel 1951, James Williams iniziò a studiare pianoforte a tredici anni, suonando in chiesa e in alcuni complessi rhythm and blues. Scoperto il jazz a diciasette anni trova in Oscar Peterson il modello a cui rifarsi. Nel 1973, mentre frequenta l’università a Memphis, si esibisce al Festival di Newport e dal 1974 al 1977 insegna a Berklee. Negli anni successivi suona con Charles Mingus, Joe Henderson, Milt Jackson e Clark Terry, fino a quando incontra, nel 1977, il batterista Art Blakey che lo invita a unirsi alla sua formazione. Con gli Art Blakey’s Jazz Messengers rimarrà fino al 1981, ma negli stessi anni ha modo di collaborare con Wynton Marsalis e Bobby Watson. Negli anni successivi James Williams mette in pratica gli insegnamenti ricevuti nei Messengers e diviene lui stesso leader di alcuni piccoli gruppi. Negli ultimi anni aveva intrapreso principalmente la carriera di insegnante alla William Paterson University a Wayne (New Jersey).
Il pianista statunitense è stato un continuatore della tradizione hard bop e funky degli anni ’50, distinguendosi per la sua vigorosa sonorità percussiva, che gli permise di essere un ottimo accompagnatore dei solisti, divenendo il motore delle sezioni ritmiche dei gruppi in cui ha militato.