di Riccardo Santangelo
(pubblicato su Amadeus – Fuoritema)

Chi di noi non si è mai irritato ascoltando qualche artista “leggero” arrivato al successo interpretando musica di infimo livello; o per l’ennesima canzone dell’artista osannato da tutti, uguale a quelle precedenti. Per poi magari imbattersi in artisti con talento e mestiere che faticano a farsi conoscere.
È il punto di partenza del pamphlet di Fabio Zuffanti, musicista e compositore genovese, molto attivo (fin dalla metà degli anni ’90) in prog rock, elettronica, jazz, classica e colonne sonore. Zuffanti, nel gennaio 2011, irritato dalla situazione in cui l’industria musicale italiana si trova, scrive una lettera (a cui dà un titolo: La Casta Musicale) e la invia a diversi quotidiani, siti e blog. In breve tempo le sue invettive trovano sempre più seguaci, tanto da indurlo ad ampliare il discorso in un libro. Tema centrale del volume sono vizi, storture e brutture che dilagano nel mondo musicale italiano, che a suo dire è in mano a una casta di addetti ai lavori (a volte neanche tanto indipendenti) che decidono cosa può essere trasmesso e cosa no. Nella sua analisi Zuffanti è autoironico, caustico, irriverente, come un buon polemista deve essere, e coglie a fondo la fragilità del sistema musica; fatto di piccole caste arroccate a difendere privilegi e a farsi favori reciproci, senza avere la minima sensibilità di guardare oltre ai propri interessi. Tutto questo parlando della così detta “musica leggera”, ma siamo sicuri che le stesse caste non esistano anche nella “musica colta”?

O casta musica. Pamphlet ribelle contro la “Malamusica”
Fabio Zuffanti
Vololibero Edizioni, 2012, pagg. 168, € 12,00