di Riccardo Santangelo
(pubblicato su Amadeus – Fuoritema)
In Velha chica, una sua vecchia canzone, Waldemar Bastos cantava: «Sai, bimbo, quando morirò voglio vedere l’Angola e il Mondo in Pace!». Poche parole intense e disperate pronunciate da un esule che vedeva la sua amata terra dilaniata dalla guerra civile. Ora il cantante africano (dopo aver vissuto in Brasile ed Europa per vari anni ed essersi fatto conoscere nel 1997 con il disco Pretaluz / Blacklight, voluto da Arto Lindsay e David Byrne), è tornato nella sua terra d’origine, finalmente pacificata, e ha voluto festeggiare il rimpatrio pubblicando l’album Renascence. Registrato in Spagna, Germania, Turchia e Inghilterra (e cantato in portoghese, lingua ufficiale dell’Angola), questo disco mette in risalto la vena poliedrica e la voce cristallina di Waldemar Bastos. Nato come atto d’amore per la sua patria, vi si possono ritrovare l’Africa, l’Europa e il Sudamerica, ma soprattutto la nuova speranza di vita e di sviluppo per una nazione dalle immense ricchezze (è il secondo produttore di petrolio in Africa). Il cantante angolano mette in luce tutta la gioia e l’energia che pervade il nuovo corso del paese: «Occorre costruire dei ponti tra la gente e le canzoni perché credo che la musica potrebbe essere un importante elemento per un mondo migliore» . Ed è proprio cantando le speranze della sua gente che Bastos vuole gettare questo “ponte sonoro” tra le culture.
Renascence
Waldemar Bastos
World Connection, distr. Egea
