di Riccardo Santangelo
(pubblicato su amadeusonline.net – Speaker’s Corner)

Bisogna subito dire che personalmente mi è sempre difficile parlare delle colonne sonore dei film. Le composizioni inedite realizzate per accompagnare le immagini molto raramente riescono a sostenersi senza l’apporto visivo. O per meglio dire, non è detto che il solo suono possa ricreare nell’ascoltatore le stesse emozioni del film. Quindi per tutto ciò, mi trovo in difficoltà a dare un giudizio completo sul disco di Daniele Ferretti, non avendo visto il film di cui le musiche presenti nell’album sono la colonna sonora.
Iniziamo a dare delle piccole informazioni. Zoè è la colonna sonora del film omonimo (anno 2008) del regista Giuseppe Varlotta, che racconta della disperata ricerca, da parte della piccola protagonista, del padre portato via dopo un  rastrellamento durante la Seconda Guerra Mondiale. Zoè ritroverà suo padre alla fine del film, dopo aver percorso un viaggio ricco di simbologie, dove si raccontano paure e pericoli, orrori e distruzione. Per la colonna sonora del film Ferretti è stato premiato con il “Cigno d’oro” come migliore compositore di musica applicata al “Film Music Festival di Busseto”.
Così i ventitrè brani originali composti dall’organista e direttore d’orchestra dovrebbero accompagnare l’ascoltatore nel viaggio della piccola protagonista, ma come già spiegato in precedenza quest’affinità suono-immagini, stenta a traspirare dalle tracce del disco.
Tralasciando questa forse un po’ spocchiosa puntualizzazione, e valutando soltanto la musica, in questo disco l’arte compositiva di Ferretti trova modo di esprimersi al meglio, supportata da un ottima resa di insieme dell’Orchestra Classica d’Alessandria. Così forse bisognerebbe ascoltare l’album facendosi trascinare dai titoli dei brani, a occhi chiusi (come suggerisce il regista del film) e lasciarsi condurre a una visione propria della trama.

Zoè
Daniele Ferretti
Bradilogo, 2015