di Riccardo Santangelo
(pubblicato su amadeusonline.net)

Ci si aspettano suoni duri, picchiati, e un po’ si rimane delusi scoprendo che tutto questo non è presente nel nuovo disco di Gianluca Esposito. Dando come titolo The Hammer (il martello) il sassofonista abruzzese svia da subito l’ascoltatore, volendolo forse metterlo alla prova.
Nove brani in cui lo strumento di Esposito viene accompagnato da Daniele Mencarelli (al basso), Andrea Dulbecco (al vibrafono), Mauro Grossi (all’hammond) e Gregory Hutchinson (alla batteria); quest’ultimo forse uno dei batteristi più ispirati oggi in circolazione.
Ma forse il “martello” a cui allude Esposito è quello della strenua volontà di confrontarsi con le invenzioni jazzistiche, rileggendole e dando la propria “versione”. Il sound del musicista abbbruzzese si basa su un groove di facile ascolto, che trova immediatamente un feeling con l’ascoltatore. Sonorità swing, funky e latin si mescolano al meglio, facendo ben comprendere sia ritmo che armonia.
Il jazz di Esposito non è mai troppo celebrale, è compassato anche nei suoi interventi, che trovano lo spazio giusto nello sviluppo dei brani. E questo aiuta a comprendere al meglio la sua musica