di Riccardo Santangelo
(pubblicato su Amadeus – Fuoritema)

Cecilia Chailly è sicuramente una donna irrequieta, che non ama i percorsi preconfezionati, un’autrice e interprete che ha sempre cercato una musicalità diversa, forse anche per “spostarsi” da quel cognome così impegnativo e famoso.
Figlia del compositore e direttore d’orchestra Luciano Chailly (una delle personalità importanti dello scorso secolo), a soli diciassette anni diventa prima arpa alla Scala di Milano e in seguito collabora con vari gruppi di musica da camera e con John Cage, avvicinandosi artisticamente alla corrente dei Neoromantici. Nella sua precoce e già lunga carriera ha suonato con artisti come Mina, Ludovico Einaudi, Fabrizio De Andrè e Andrea Bocelli. Ma la Chailly si esprime al meglio quando si mette in gioco personalmente, per cui, da “anima agitata”, non si accontenta di prestare il suo strumento ad altri, ma a sua volta compone e suona cose sue (quattro dischi in nove anni con altrettante case discografiche) e scrive il libro Era dell’amore (Bompiani, 1998), che riscuote un buon successo.
La scomparsa del padre (avvenuta nel 2002) la colpisce profondamente, ed è guardandosi dentro che trova il coraggio di ricomporre i fili della memoria, trasformandoli in musica: Alone infatti è un disco di sensazioni legate ai ricordi del genitore e ai percorsi creativi che hanno caratterizzato l’infanzia di Cecilia. Come già si può capire dal titolo, questo è un album “solitario”: pensato nelle valli del Trentino, registrato in casa da sola (tranne che per l’intervento di Ludovico Einaudi in un brano) e dedicato a un’unica persona. Ma nel contempo in Alone si percepisce una forza orientata dall’intimità dei sentimenti verso suggestioni di viaggi, istanti e momenti quotidiani, presenti e passati, che vogliono essere condivisi con altri. Infatti Cecilia, in un continuo rimando alle reminiscenze d’infanzia, alterna le sue composizioni con frammenti di registrazioni private, di lei bambina con suo padre, la madre e i fratelli. Ne esce un mondo tutto “al femminile”, dove la leggerezza delle voci casalinghe ben si lega alla musicalità dell’arpa (sia nella sua versione acustica che in quella elettrificata), ma anche al pianoforte, al violino (appartenuti al genitore) e agli strumenti etnici, tutti suonati personalmente.
Anche l’arte compositiva di Cecilia Chailly viene influenzata dagli insegnamenti paterni, in essa si tende all’essenzialità e all’istintività del linguaggio sonoro, che si esprime in poche linee sovrapposte e interpretate con trasporto. Così, in alcuni brani, suoni d’ambiente si mescolano con frasi sonore ripetitive e concentriche.
Alone è uno struggente atto d’amore postumo, un disco “al femminile” che guarda fuori e dentro i ricordi e l’anima.

Alone
Cecilia Chailly
Emi Music