di Riccardo Santangelo
(pubblicato su Amadeus – Fuoritema)
Non è facile presentarsi al grande pubblico scomodando paragoni importanti; infatti Cd Journal, una delle più prestigiose riviste musicali del Giappone, ha definito Karine Levasseur Carusi «la cantante che potrebbe essere l’erede di Kathleen Battle»; confronto che per una debuttante (almeno sul piano delle incisioni) rischia di essere ingombrante. Lasciando da parte le similitudini invadenti, il soprano canadese ha tutte le carte in regola per costruirsi una carriera di grandi successi nell’ambito del classical-crossover.
Nata trentadue anni fa a Saint-Maurice, in Québec (Canada), la Carusi ha studiato a Montréal con Cécile Vallée-Jalbert, Sylvia Saurette e Reine Décarie, e ancora giovanissima ha vinto il Festival des Harmonies du Québec nel 1988 e nel 1989, e il Prix Vincent D’Indy de Montréal nel 1992. Sbarcata in Europa nel 1995, si è dedicata allo studio con Cecilia Fusco, Katia Ricciarelli, Montserrat Caballé e Rita Susovsky, con la quale si è diplomata col massimo dei voti al Conservatorio Tartini di Trieste. Vincitrice del primo premio al Concorso Lirico Internazionale 2001 di Lignano (Ud), ha deciso di dedicarsi soprattutto alla musica da camera vocale italiana e francese e al cosiddetto classical-crossover, esibendosi con enorme successo in tutto il mondo. Il suo talento non è passato inosservato al clan Allione (produttori più conosciuti nell’ambito della musica pop), che le hanno permesso d’incidere l’album Bolero, coinvolgendo nel progetto autori e musicisti come Roberto Montanari e Leo Z e il produttore artistico Mauro Malavasi (tutti e tre già alle spalle dei successi di musicisti come Dalla, Elisa e Bocelli, solo per citarne alcuni).
Pubblicato nel settembre 2006 in Giappone per la PonyCanyon, una delle più importanti case discografiche del Sol Levante, questo disco ha venduto in pochi mesi quasi trentamila copie, riscuotendo plausi unanimi dalla critica. E infatti Bolero è un ottimo disco di classical-crossover, in cui professionalità nella scrittura, negli arrangiamenti e nella produzione trovano un giusto punto d’incontro con l’incantevole voce di Karine, che virtuosisticamente riesce a destreggiarsi tra brani pop (Io canto per grazia, Amarti), classicheggianti (Bolero, À jamais) e classici (O mio babbino caro, Après un rêve, Les chemins de l’amour). Forse il soprano canadese non potrà ancora ambire ai livelli della Battle (anche perché ci piacerebbe confrontarla su un repertorio più legato alla musica vocale da camera), ma sicuramente possiamo dire che ha le doti e il carisma per arrivare a un livello di altissimo prestigio.
Bolero
Karine Carusi
distr. FMA Edizioni Musicali e Discografiche
