di Riccardo Santangelo
(pubblicato su Amadeus – Fuoritema)
Che Billy Bob Thornton sia un artista pieno di energie è un’affermazione che sottovaluta la sua spumeggiante attività. Noto soprattutto come attore di film d’autore o di cassetta (basti citare titoli come L’uomo che non c’era dei fratelli Coen, Bandits di Barry Levinson, Armageddon di Michael Bay e Monster’s Ball di Marc Forster) che l’hanno fatto diventare uno dei migliori caratteristi del cinema statunitense, Thornton ha sempre venato le sue interpretazioni con un tocco d’ironia. Ma in effetti quello della recitazione sembra un secondo lavoro (pur essendo quello che gli ha dato più successo); infatti il ruolo del musicista sembra l’aspetto più consono per il poliedrico artista.
Con già alle spalle quattro dischi a suo nome (e uno con una band semisconosciuta), Billy Bob torna ora a proporsi come musicista con i Boxmasters, un trio in cui canta e suona la batteria, affiancato da J. D. Andrew (chitarra acustica e basso) e Michael Wayne Butler (chitarra elettrica, dobro e lap steel). Diviso in due cd, il lavoro, che porta lo stesso nome del gruppo, propone un sound che mescola hillibilly e rock ‘n’roll, British Invasion e beat anni ’60. Il primo disco (intitolato Ours) contiene alcuni brani inediti che sintetizzano al meglio il mondo sonoro preferito dai tre: una miscela di country stile Johnny Cash, Merle Haggard e Hank Williams, di rock ‘n’roll alla Elvis Presley e Carl Perkins, di beat britannico derivante da Traffic, Mothers of Invasion e Cream.
Il secondo disco (Theirs) invece contiene undici splendide cover di brani degli Who (The Kids Are Alright), dei Beatles (I Wanna Hold Your Hand), dei Nitty Gritty Dirt Band (House at Pooh Corner), dei Mott The Hopple (Original Mixed Up Kid), il tutto “condito” (anche con ironia), in salsa hillibilly (con cenni western) e early sixties.
Boxmasters al primo ascolto può sembrare un disco vecchio, perché riprende sonorità datate, ma il sarcasmo e la dedizione con cui il trio (coadivato da altri musicisti in alcuni brani) propone oggi questo tipo di sound lo correda di una vitalità nuova che in qualche modo lo fa diventare attuale; perché, come asseriscono gli stessi componenti del gruppo, «bisogna studiare il passato se si vuole intuire il futuro».
The Boxmasters
The Boxmasters
Vanguard, distr. Edel
