di Riccardo Santangelo
(pubblicato su Amadeus – Fuoritema)
Figlio di Jordi Savall, celeberrimo violista da gamba, Ferran sceglie ora un’altra strada per arrivare alla ribalta del mercato discografico e si propone in Miren el nostre mar (Guardate il nostro mare), tutt’altra cosa rispetto al repertorio affrontato dal padre. Questo disco «è una raccolta di diversi pezzi musicali che descrive la mia traiettoria fino ad oggi», dice il musicista spagnolo che così descrive il suo lavoro: «Da un lato ho voluto riscoprire e modernizzare alcune canzoni tradizionali catalane con l’intenzione di tornare a renderle popolari, farle rientrare nel repertorio della gente, ma con un aspetto più attuale, in linea con i modelli e i gusti musicali di oggi e più affine alla società e al tempo in cui viviamo». Ma questo disco va oltre la Catalogna e, come è normale in una terra così ricca di storia, incontra la tradizione ebraica (come in Numi Numi) e quella sudamericana (Colibrì e La perla), rivestendo questa manciata di canzoni di suoni e suggestioni che abbracciano sonorità che fondono stilemi jazzistici con salmodie come il canto dei muezzin, forme legate alla tradizione blues o soul con ritmi brasiliani, l’oriente e l’occidente, il sud e nord. Seppur imbevuto di un senso di malinconia, Miren el nostre mar è un disco godibilissimo, di fattura pregevole e di profonda intensità, suonato magistralmente da Ferran Savall e pochi altri musicisti.
Miren el nostre mar
Ferran Savall
AliaVox, distr. Jupiter
