di Riccardo Santangelo
(pubblicato su Amadeus – Fuoritema)
Ammettiamolo fin da subito: il primo disco di Michele Gazich lo aspettavamo da parecchio tempo. Dopo averlo visto a fianco di musicisti come Michelle Shocked, Mary Gauthier, Elliott Murphy, Mark Olson, Giorgio Cordini, Victoria Williams, Massimo Bubola ed Eric Andersen, eravamo tutti consapevoli che il passo successivo doveva per forza essere un disco a suo nome.
E con La nave dei folli non ha deluso quest’aspettativa: ha riunito attorno a sé un piccolo manipolo di collaboratori fidati e ha creato qualcosa di unico nel panorama della musica d’autore italiana.Innanzitutto, Michele Gazich (polistrumentista e produttore artistico) ha progettato questo lavoro facendo delle scelte decise: via gli orpelli della chitarra e della batteria e largo a una struttura d’ensemble (lo stesso Gazich al violino e alla viola, Beppe Donadio al pianoforte, Elena Ambrogio al flauto traverso) che richiama più una strumentazione classica che una band dei nostri tempi (con l’unica concessione dell’utilizzo del basso elettrico, suonato da Fabrizio Carletto); poi la scelta di affidare le proprie liriche alla voce di Luciana Vaona, che riesce in modo magistrale a rendere “veri” i testi delle canzoni, che hanno nel surreale e nell’ironia il loro tema conduttore; e ancora la cura in proprio di produzione e distribuzione. La grandezza de La nave dei folli (e dell’arte di Gazich) sta principalmente nell’aver saputo costruire un disco in cui musica e parole hanno un’importanza fondamentale. Lo stesso autore presenta così il disco: «Dieci canzoni che descrivono i nostri tempi, tempi in cui “Dio sopravvive nei dettagli/ nelle crepe dei centri commerciali”. Tempi di Guerra Civile tra i soldi e lo spirito», cioè una manciata di brani che vogliono fotografare l’epoca che stiamo vivendo, in alcuni casi anche in maniera pessimistica, ma che in una più approfondita lettura possono far intravedere un lato di speranza. Tutto questo accompagnato da sonorità folk di chiara impronta europea, in cui si insinuano tra le pieghe reminescenze classiche (Gazich è diplomato in violino al Conservatorio Giuseppe Verdi di Torino e ha collaborato con varie formazioni da camera e orchestrali) e una chiara influenza della lezione cantautoriale francese (Georges Brassens su tutti). Ed è forse quest’ultima “traccia” che può far annoverare questo disco nell’ambito delle ormai dimenticate Chansons poétiques che sono state abbecedario di tutta una generazione di autori internazionali.
La nave dei folli
Michele Gazich
FonoBisanzio, distr. FonoBisanzio
