di Riccardo Santangelo
(pubblicato su Amadeus – Fuoritema)

I favolosi anni ’60 stavano volgendo al termine e, oltre alla società, anche il mondo musicale ne usciva ridefinito. Perciò non è un caso che proprio in questo periodo si collochi l’album di debutto della band britannica dei King Crimson, composta, all’epoca, da Robert Fripp (musica, chitarre, mellotron e tastiere), Peter Sinfield (testi e sintetizzatore), Greg Lake (basso, voce), Michael Giles (batteria e voce) e Ian McDonald sassofono, clarinetto, flauto mellotron e voce).
In the Court of The Crimson King è una sintesi perfetta del crogiolo artistico presente sulla scena musicale nel 1969. Nei cinque pezzi che compongono l’album si possono trovare atmosfere surreali e incantate, lunghe suite romantiche costruite con complesse architetture sonore, ispirate da molti generi musicali, quali il jazz, il rock, la musica classica e la musica atonale. Questo intreccio ha portato il disco a essere considerato uno dei lavori più influenti di sempre, a cui nei decenni successivi si ispireranno generi musicali quali il progressive rock, l’alternative rock e il grunge. Una menzione particolare la merita la copertina di Barry Godber, che ben sintetizza il valore unico dell’album.

In the Court of The Crimson King
King Crimson
Island Records, 1969