di Riccardo Santangelo
(pubblicato su Amadeus – Fuoritema)

Inglese di nascita, bianco, arrivato a solo 6 anni in Sudafrica, ebbe modo di avvicinarsi alla musica frequentando la comunità zulù, andando contro alle leggi sull’apartheid. A Johnny Clegg con il suo impegno come musicista, antropologo e attivista dei diritti umani, si deve riconoscere la capacità di aver saputo coniugare la tradizione della musica sudafricana (zulu music e township jive) con suoni più “occidentali”. E Cruel, Crazy, Beautiful World è il risultato più evidente. Pubblicato nel dicembre 1989 contribuì ha sfaldare l’ormai logora istituzione segragazionista del paese africano. Due mesi più tardi Nelson Mandela venne rilasciato dopo 27 anni di detenzione, ma il clima d’odio continuò. Infatti il brano che apre il disco, One (Hu)’Man One Vote, è stato scritto dopo l’assasinio del suo amico David Webster. In quell’anno Clegg affermava: «Il diritto di voto è visto da molti occidentali come un fastidio. […] Con la canzone ho voluto ricordare che quello è un diritto per ottenere il quale, ancora oggi, si combatte e si muore in molte parti del mondo». Affermazione vera tutt’oggi! Da segnalare anche la title track (inno alla bellezza e crudeltà del mondo) e Warsaw 1943 (il racconto di un’amicizia tradita durante la rivolta nel ghetto della città polacca, al tempo dell’occupazione nazista).

Cruel, Crazy, Beautiful World
Johnny Clegg & Savuka
Capitol/Emi, 1989