di Riccardo Santangelo
(pubblicato su Amadeus – Fuoritema)
Ginevra Di Marco riprende il mare e approda in nuovi porti: «Questo disco nasce come naturale prosecuzione del precedente Stazioni Lunari prende terra a Puerto Libre: un lavoro che è stato una prima immersione nel mare sconfinato della musica popolare, arrivata a stimolare la mia curiosità e il mio interesse attraverso nuove esperienze musicali e percorsi umani». Ed è proprio con queste parole della cantante fiorentina che si sintetizza al meglio il senso di Donna Ginevra. Questa ipotetica nave ci porta a toccare “porti” oltre confine, in Bretagna, Macedonia, Albania, Cuba, ma anche nostrani, Toscana e Campania, sempre alla ricerca di sonorità legate alla tradizione.
Così Ginevra (che ha debuttato con il Consorzio Suonatori Indipendenti nel 1993) interpreta Au bord de la fontaine (brano d’amore bretone del 1842), Usti usti baba (canzone macedone in lingua rom), Ali Pasha (antico canto albanese) e La maza (di Silvio Rodriguez, il cui testo è una meravigliosa riflessione sul senso della vita). Si rientra in Italia con due brani toscani: una ninna nanna (La malcontenta) e un canto contadino (In Maremma) legato all’“emigrazione” per lavorare nei campi. Ma la Di Marco si sente legata anche alla tradizione musicale partenopea, e in questo suo ipotetico viaggio rende omaggio a questa cultura con tre canzoni: la stupenda Terra mia di Pino Daniele, la “macchiettistica” M’aggia curà e il canto cilentano del XVI secolo Le figliole (per l’occasione rielaborato in dialetto fiorentino).
La spiegazione del legame che si è voluto trovare nella scelta di questo repertorio ce la fornisce ancora la cantante toscana: «È sempre forte il concetto che lavorare sulla nostra memoria, sulla nostra storia, rafforza il senso di sé: ricordarci della nostra emigrazione dovrebbe insegnarci, ad esempio, ad avere più tolleranza sulle emigrazioni degli altri». Ma si va anche oltre: con la riproposizione del brano di fine Ottocento Il crack delle banche (sullo scandalo della Banca di Roma), la Di Marco affonda la sua critica creando un parallelismo storico oltre che sulla società anche sulla storia economica e politica dell’Italia.
Ad accompagnare Ginevra in questo intensissimo e curato lavoro troviamo tre musicisti di altissimo valore: Francesco Magnelli (pianoforte, magnellophoni – creati dallo stesso musicista – e cori), Andrea Salvadori (chitarra classica, tzouras, wood guitar e cori) e Marzio Del Testa (batteria), che riescono ad aggiungere lustro alla voce sempre misurata di Ginevra.
Donna Ginevra
Ginevra Di Marco
Materiali Sonori / NiMusic, distr. Edel
