di Riccardo Santangelo
(pubblicato su Amadeus – Fuoritema)
Cosa spinge qualcuno ad avventurarsi tra le dune di sabbia del Sahara maliano per assistere a un festival di musica etnica e trovarsi mischiati a persone che in ogni modo hanno voglia di comunicare la loro passione per il proprio paese e la cultura che esso produce? Mettere da parte il proprio senso della vita per acquistarne uno nuovo, fatto di tempi e spazi dilatati, di scoperte e imprevedibilità. Anna Jannello, giornalista che ha lavorato per anni alla redazione esteri del settimanale Panorama, si è immersa in questa realtà e, viaggiando per 25 giorni in Mali, ha avuto la possibilità di entrare nel mondo magico della musica africana, dove deserto e città, tradizione e ricerca di nuovi linguaggi si mescolano di continuo.
Un’esperienza che ha voluto raccontare nel libro La musica del deserto (Terre di mezzo editore, 2010, € 7,00) seguendo l’itinerario che dai dintorni di Timbuctu (in cui si era recata per assistere al Festival du desert), l’ha portata alle terre Dogon fino alla capitale Bamako, attraverso strade polverose e discese in pinasse (piroghe a motore) lungo il fiume Niger. Un viaggio solidale che, in una narrazione scorrevole e appassionata, diventa vera e propria scoperta di un mondo dove tutto è possibile, dall’incontro casuale con persone molto semplici al confronto con vere e proprie leggende della musica locale.
Come i Tamikrest, una delle più brillanti e acclamate band maliane, che insieme ai “cugini” Tinariwen hanno reso universale il genere musicale del desert psychedelic rock, e che proprio in questi ultimi mesi ha pubblicato il secondo album Toumastin (Glitterhouse Records, distr. Venus). Il disco del gruppo dei giovani ribelli Tuareg (originari di Kidal, remota località desertica del nord-ovest del Mali) è impregnato di un sound che abbraccia il blues africano e il dub ipnotico, il funk psichedelico e il folclore dei nomadi del Sahara. Armata di chitarre elettriche e strumenti tradizionali, la band si avvicina al rock anni ’70 del vecchio continente, citando talora i Pink Floyd, e trovando nelle sonorità proposte una dimensione più ampia e brillante.
