di Riccardo Santangelo
(pubblicato su Amadeus – Fuoritema)

Poco lontano dalle isole Canarie, meta di milioni di turisti (per lo più ignari di quanto accade lì vicino), si estende la regione del Sahara Occidentale, un vastissimo territorio conteso dal 1975 (anno della cacciata dei colonizzatori spagnoli) tra il Marocco e il Fronte Polisario, appoggiato dall’Algeria. Una lunga contesa che da allora ha visto la popolazione (i Saharawi) costretta a rifugiarsi in campi profughi. Ed è proprio in uno di essi (nella regione algerina di Tindouf) che nel 1976 nasce Aziza Brahim, cantante dalla voce passionale e limpida, poetessa contemporanea e una delle portavoci più eminenti della lotta per per l’autodeterminazione e la giustizia del popolo Saharawi.
Dopo aver inciso due dischi con la band saharawi-spagnola Gulili Mankoo, con la pubblicazione dell’album Soutak (La tua voce), prodotto da Chris Eckman, Aziza debutta come solista, dando vita a un lavoro focalizzato principalmente sulla cadenza della sua voce maestosa e sui testi visceralmente critici, che descrivono la condizione del suo popolo. Soutak è un chiaro esempio della potenza evocativa della desert music, genere che racchiude in sé diverse influenze, dipendenti molto spesso dal paese d’origine dell’autore. Così nel caso della Brahim ritroviamo cadenze arabe e spagnole, musica maliana, e ovviamente della tradizione Saharawi. Un disco strepitoso che in tutta Europa sta conquistando molti ammiratori.

Soutak
Aziza Brahim
Glitterbeat Records, distr. Goodfellas