di Riccardo Santangelo
(pubblicato su Amadeus – Fuoritema)
La figura d’artista di Rino Gaetano è quasi unica nel panorama della musica italiana. Calabrese di nascita, ma romano d’adozione, mosse i suoi primi passi tra il mondo del teatro (un ruolo nel Pinocchio di Carmelo Bene) e il Folkstudio, storico locale culla della scuola dei cantautori romani. La sua scrittura è stata sempre contraddistinta dall’utilizzo nei testi di ironia e “no sense”, tanto d’essere stato molto spesso etichettato come cantautore “leggero”. Ma al contrario, in momenti di forte fermento politico anche nel panorama della canzone italiana, come sono stati gli anni ’70, Gaetano seppe distinguersi pubblicando canzoni di grande impatto sociale, che ancora adesso sono attuali.
Proprio il suo secondo lavoro è un chiaro esempio di questa peculiarità, infatti nell’album Mio fratello è figlio unico, fin dal brano che apre e dà il titolo al disco la dissacrante irriverenza di Gaetano è protagonista. Temi di fondo di tutte le canzoni l’emarginazione e la solitudine, intese non solo come temi sociali, ma anche come stati personali. Così si susseguono brani come Sfiorivano le viole (in cui l’amore è vissuto in maniera malinconica in un mondo che cambia), Glu Glu (filastrocca apparentemente spensierata) e Berta filava, forse il brano più famoso del disco e il più orecchiabile.
Mio fratello è figlio unico
Rino Gaetano
IT/Rca, 1976
