di Riccardo Santangelo
(pubblicato su Amadeus – Fuoritema)

Uno dei dischi di maggior successo (22 milioni copie vendute in tutto il mondo) pare sia nato come una collezione di provini di canzoni, o almeno così l’ha definito la sua autrice: Carole King, che insieme a Gerry Goffin ha sfornato innumerevoli evergreen. E in parte potrebbe sembrare così; i pezzi presenti in Tapestry (a eccezione di un paio) sono scarni. Ma è proprio in questa apparente povertà che risiede la bellezza dell’album.
All’epoca dell’uscita del disco la King era già un’affermata autrice e non era sicuramente uno dei suoi obiettivi la pubblicazione dell’album, che in breve tempo divenne, forse anche senza volerlo, il manifesto del nascente movimento femminista statunitense. Poche volte prima di allora in un disco si erano affrontate apertamente le problematiche di un rapporto di coppia, analizzando a fondo tutti i pro e i contro, arrivando ad affermare come giusta la scelta dell’indipendenza, al posto della sopportazione di una relazione, come la buona morale comune di allora suggeriva. Queste istanze sono portate avanti (senza perdere il lato romantico) con brani come Will You Love Me Tomorrow, You’ve Got a Friend (portata al successo anche da James Taylor), I Feel the Earth Move, (You Make Me Feel Like) A Natural Woman, So Far Away, Home Again.

Tapestry
Carole King
Ode / Cbs, 1971