di Riccardo Santangelo
(pubblicato su amadeusonline.net – Speaker’s Corner)

Non è uno scherzo: quelle che vedete sopra sono proprio cinque stelle vuote [valutazione che veniva usata nella grafica del sito, riferibile a uno zero o a un “non classificabile”, N.d.A.]. Di più non mi sentivo di dare.
Sapevo che prima o poi i LudovicoVan avrebbero pubblicato qualcosa. Ero cosciente che qualcuno potesse avere il coraggio (e che coraggio!) di mettere sotto contratto questi baldi giovani e di spenderci dei soldi per pubblicare il loro primo disco.
Eppure un avvertimento c’era stato, quando l’estate scorsa la band era stata chiamata a fare da supporter a Dr. John (un musicista che è una leggenda per il mondo del blues e che si sarebbe meritato più attenzione da parte degli organizzatori). In una serata estiva di pioggia apocalittica i baldi ragazzotti sono saliti sul palco e hanno iniziato a proporre, per un pubblico che era lì per sentire del sano blues di New Orleans, un pop di pessimo livello, con una spocchiosità pari a quella dei fratelli Gallagher. Come si poteva prevedere, i poverini non sono stati accolti benissimo, ma in fondo la colpa non era del tutto da accreditare a loro.
Ora la pseudo band milanese esce con un album che porta il loro nome, e che molti osannano, scomodando paragoni con la new wave britannica anni ’80, con gli U2 di Zooropa (il peggio che il quartetto irlandese ha pubblicato) o con le inclinazioni psichedeliche dei Radiohead, battezzandoli addiritura “la risposta italiana a Franz Ferdinand e Interpol”. Credo che tutte queste siano iperboli inutili: i LudovicoVan non sanno assolutamente che cosa voglia dire comporre canzoni. Forse hanno avuto solo la fortuna, in un panorama musicale desolante, di riuscire a cavalcare l’ultima “moda”, mettendo insieme dodici tracce in cui è difficile capire se siano peggio i testi o la musica.

LudovicoVan
LudovicoVan
Iperspazio/Edel, 2005