di Riccardo Santangelo
(pubblicato su Amadeus – Fuoritema)
Questo è stato, ed è ancora, un disco “vivo”. Pubblicato in anni particolari e sanguinosi della storia d’Italia, quella seconda metà dei ’70 del secolo scorso, in cui lotte sindacali, sociali e terrorismo condizionavano la vita quotidiana; da allora Burattino senza fili ha sempre trovato modo di essere attuale, soprattutto per la sua graffiante fotografia dei “potenti“. Il filo conduttore dell’album è il Pinocchio di Collodi, da cui Edoardo Bennato estrapola alcuni personaggi (il Gatto e la Volpe, Mangiafuoco, il Grillo Parlante, la Fata Turchina, il Giudice e lo stesso protagonista), per creare una metafora del potere, che si impossessa di ogni ambito della società e del quotidiano, prefissando regole contro chi si permette di avere una visione del mondo personale, non omologata. Così il Gatto e la Volpe sono i discografici (ma per estensione si potrebbe associare ad altre categorie) che promettono fama e successo, soggiogando l’artista. Oppure Mangiafuoco è l’impersonificazione del “potere” che tirando i fili muove tutto e tutti; il Grillo Parlante è il politico che dispensa false verità per ammaliare la gente, e il Giudice che senza ritegno, e giustificazione, si diverte a mandare in galera chiunque. Insomma un disco “politico”, che con l’arma del sarcasmo e dell’ironia ha saputo rimanere attuale.
Burattino senza fili
Edoardo Bennato
Ricordi, 1977
