di Riccardo Santangelo
(pubblicato su Amadeus – Fuoritema)
Chuck Berry è stato un personaggio veramente particolare e unico. Consapevole di aver inventato le regole di un genere musicale che avrebbe cambiato il mondo, dotato di un ego smisurato, fiero di essere nero e particolarmente caustico con i bianchi. Aveva l’abitudine di trovare nelle varie nazioni i musicisti che l’accompagnavano sul palco, e a volte non provava neanche prima dei concerti, obligandoli a capire al volo la tonalità e quale pezzo voleva si facesse. Insomma una vera “primadonna”. Sapeva di aver inventato le regole di una musica che avrebbe cambiato il mondo, ma ha sempre pensato di non aver avuto ciò che si meritava. Nelle sue canzoni riusci a descrivere il mondo dei giovani degli anni ’50 e ’60 (che influenzò le generazioni successive) e la società statunitense. Simbolo della libertà che voleva esprimere nelle sue canzoni, fu l’automobile. Per conoscere a pieno gli anni migliori della sua produzione bisogna orientarsi sul cofanetto riassuntivo delle registrazioni con la Chess Records. Uscito nel 1988 comprende le hit, ma anche brani meno noti, del chitarrista di Saint Louis, incisi dal 1955 al 1973, tra cui Maybellene, The Promised Land, Sweet Little Sixteen, Roll Over Beethoven, Johnny B. Goode, Almost Grown, You Never Can Tell. Canzoni immortali.
Chess Box
Chuck Berry
Mca/Chess Records, 1955-1973
