di Riccardo Santangelo
(pubblicato su Amadeus)
Nell’ottobre 2016 venne annunciato l’assegnazione a Bob Dylan del Nobel per la Letteratura. Molti si scandalizzarono sostenendo che la scrittura di un songwriter non poteva essere paragonata a quella di un letterato. Alcuni di quelli che furono d’accordo con questo riconoscimento obiettariono che forse altri avrebbero meritato il premio; e fecero il nome di Leonard Cohen (deceduto poche settimane dopo). Per chi non l’ha mai ascoltato dovrebbe correre ai ripari, magari leggendo nello stesso momento questo bel libro, in cui il songwriter (ma anche poeta, scrittore e pittore) canadese confessa in prima persona la propria vita e la propria arte. Infatti in Il modo di dire addio è lo stesso Cohen che ripercorre quasi 50 anni di carriera (dal 1966 fino al 2012), e lo fa attraverso decine di interviste (qui raccolte e quasi tutte pubblicate su media anglossassoni), per la maggior parte inedite in Italia. Si ripercorre così la sua vita artistica (ma non solo), in cui si sono alternati momenti di gloria, sconfitta, tormento, meditazione, silenzio. Scoprendo un uomo colto e formale; ma anche fragile, in possesso di una personalità sfuggente dalle molte sfaccettature, che ha saputo convivere con la depressione, trasferendo il suo “male oscuro” nelle sue canzoni e poesie, trasformandole in parole piene di speranza.
Il modo di dire addio
Leonard Cohen
Il Saggiatore, 2017, pagg. 651, € 28.00
