di Riccardo Santangelo
(pubblicato su Amadeus – Fuoritema)

Nomi, soprannomi, o solo diminutivi: Nunzia, Bebi, Derna, Alessandro, Nenè, Eraclio, Achille, Ruth, Augusto, Erich, Elvio e Ivan. Quanti ne abbiamo letti sulle targhe che storicizzano i muri del nostro paese, che solo la volontà di poche persone ha difeso dall’incuria civile e intellettuale; che è divenuta oggi disinteresse e indifferenza, e che si fa abitudine nel cercare di mistificare la storia, portando tutto e tutti sullo stesso piano. Nomi, soprannomi, diminutivi, dietro ai quali ci sono storie di persone comuni, divenute loro malgrado speciali. E da queste vicende piccole (a confronto della Storia con la maiuscola, ma grandi per la potenza narrativa), rappresentate dai nomi sopra citati, i Sàmbene si sono ispirati per pubblicare il loro primo disco. Nata in seno all’Accademia dei Cantautori di Recanati, la band è il risultato più evidente dell’impegno profuso in quella realtà educativa, che vuole coniugare didattica della scrittura e tradizione popolare. Sàmbene in sardo vuol dire “sangue”, ma anche passione ed energia; e nulla di più esplicito può definire la loro produzione. Componenti ne sono Veronica Vivani e Roberta Sforza (voce), Emanuele Storti (fisarmonica), Lucia Brandoni (fondatrice del gruppo, arrangiatrice vocale) e Marco Sonaglia (chitarra e voce). Questi ultimi due rispettivamente anche direttrice e docente dell’Accademia.
Il progetto di portare in canzone il ricordo e l’esperienza partigiana di alcuni combattenti nasce dalla ricerca fatta sul campo, in un territorio come quello marchigiano, che si trovava al limite della Linea Gotica. Ma sono gli stessi Sàmbene che spiegano quale è stata la necessità di portare in evidenza oggi queste storie: «Realizzare un disco sulla Resistenza è stato per noi un necessario recupero della memoria, in un momento storico, il nostro, in cui ci sembra stiano andando perduti i valori fondanti della nostra Costituzione e della democrazia». Il disco si colloca nella grande tradizione della produzione del combat folk nostrano, con una precisa attenzione all’aspetto dell’intreccio sonoro delle tre voci. Alla registrazione dell’album hanno collaborato Nunzia Cavarischia (staffetta partigiana), i Gang (storico gruppo italiano di folk rock), Giorgio Montanini (attore) e in veste di produttore artistico e violinista Michele Gazich.

Sentieri Partigiani. Tra Marche e memoria
Sàmbene
FonoBisanzio, 2018