di Riccardo Santangelo
(pubblicato su Amadeus – Libri)
Se non fosse stato per quel muro “invisibile” che ha separato l’Occidente dal blocco sovietico, l’opera di Bulat Šalvovič Okudžava sarebbe arrivata in Italia molto prima. Poeta, scrittore e autore di testi per cinema e teatro, è considerato il padre della canzone d’autore russa.
Nato a Mosca (ma georgiano-armeno di estrazione), è poco più che adolescente quando il padre venne ucciso per essersi opposto alle decisioni di Stalin e la madre internata in un gulag. Partendo da questi tragici eventi, Okudžava elabora un atteggiamento distaccato, ma critico, verso gli avvenimenti del proprio paese. «La parola di Bulat Okudžava si muove nell’impossibile equilibrio tra la storia individuale di un tempo e luogo preciso, e le tragedie epocali del suo “secolo breve”, […] scorre libera tra passato e futuro, dice quel che abbiamo vissuto ieri e ciò che potrebbe accaderci domani». Così Giulia De Florio cerca di presentare l’artista russo. Docente di Lingua e Letteratura russa e traduttrice, la studiosa italiana si occupa di letteratura russa per l’infanzia, di canzone d’autore e di teoria e pratica della traduzione. Con la pubblicazione di questo libro (corredato anche da un cd con il concerto tenne al Teatro Ariston di Sanremo nel 1985) si ripercorre la vita e la produzione di Okudžava, riportando fuori dall’oblio una figura importante della cultura del ‘900.
Bulat Okudžava. Vita e destino di un poeta con la chitarra
Giulia De Florio
Squilibri, libro + cd, 2019, € 22, pagg. 128
