di Riccardo Santengelo
(recensione inedita)
Non sforzatevi tanto. La maggior parte di voi a sentire il nome di Vince Tempera lo accosterà a uno dei direttori che si alternano sul palco di Sanremo, o qualche altra trasmissione televisiva. E avete ragione. Forse altri, un po’ più informati e frequentatori di concerti, l’avranno visto fino a qualche anno fa, a fianco di Francesco Guccini, suonare pianoforte e tastiere e rendere indimenticabili i brani del cantautore emiliano. Altri, quelli curiosi e che si leggono tutte le più recondite note a margine dei dischi, lo accosteranno a formazioni storiche, ma poco famose, della popular music italiana, come i Pleasure Machine (di cui facevano parte anche Ellade Bandini e Ares Tavolazzi, successivamente, come Tempera, batterista e bassista di Guccini). Gli stessi tre musicisti collaborarono con i Giganti (storica band del prog italiano) alla realizzazione della prima opera-rock italiana: Terra in bocca, disco “scomodo” che parlava di mafia (e che compie 50 anni nel 2021), che ebbe un solo passaggio in radio e poi sparì dai negozi, decretando la fine della band.
Grandi successi dietro a vari pseudonimi
La carriera di Vince Tempera però si è soprattutto sviluppata nell’ambito dell’arrangiamento e composizione per televisione e cinema, molto spesso usando vari pseudonimi. Dietro alle più famose sigle televisive dei cartoni animati giapponesi della fine degli anni ’70 e per tutti gli anni ’80, si nasconde lui (e altri famosi musicisti), che con nomi quali Actarus, La banda dei bucanieri, I ragazzi di Remi, Bruno D’Andrea, (I ragazzi dai capelli rossi, Micronauti, ci riportano a ricordi legati a Ufo Robot, Capitan Harlock, Remi, Mork & Mindy, Anna dai capelli rossi, Daitan III.
In ambito cinematografico Tempera ha composto le musiche per diversi film di successo, come La circostanza di Ermanno Olmi, Fantozzi di Luciano Salce, Sette note in nero di Lucio Fulci, Ecco noi per esempio… di Sergio Corbucci. Ed è proprio sulle musiche da film che ha voluto incentrare il concerto che lo scorso 26 giugno ha tenuto nei giardini della Galleria d’Arte Moderna di Milano, nell’ambito della manifestazione Piano City.
Autori e musiche senza tempo
Immagini e musica sono certamente due elementi, che se riescono a essere strettamente legate, portano a un risultato emozionale estremo. Tempera al pianoforte inizia il concerto affermando che, tolti gli autori statunitensi, i compositori italiani sono quelli che hanno vinto più Oscar. L’inizio è affidato a due grandi autori: Nino Rota e Armando Trovajoli; con l’esecuzione del tema del film La strada di Federico Fellini e del brano El Negro Zumbón di Alberto Lattuada. Nella spiegazioni che intervallano le esecuzioni, Tempera spiega che spesso i registi si presentavano agli autori delle musiche, portando dei dischi per dare loro un esempio di come volessero il risultato. Così dopo aver eseguito il tema tratto da La dolce vita, fa notare che in questo brano di Rota c’è una somiglianza con Moritat vom Mackie Messer, scritto da Kurt Weill.
Il concerto prosegue con vari omaggi: dalle colonna sonora del film Mondo cane (composta da Riz Ortolani) a quella de Il postino (di Luis Bacalov, ma successivamente attribuita anche a Sergio Endrigo, Riccardo Del Turco e Paolo Margheri), per poi passare a Profondo Rosso (Goblin). La seconda parte del concerto Tempera l’ha incentrata sulla sua produzione musicale per i cartoni animati giapponesi, raccontando della casualità che portarono lui, Bandini e Tavolazzi, a creare e incidere pezzi che sono rimasti nella vita di intere generazioni.
La chiusura del concerto è stata affidata all’omaggio a Ennio Morricone, con l’esecuzione del tema da Giù la testa, e un piccolo accenno al brano Take Five di Paul Desmond e Dave Brubeck, unica digressione dai compositori che hanno ricevuto l’Oscar o hanno contribuito a farlo vincere ai film.

