di Riccardo Santangelo
(pubblicato su amadeusonline.net – Speaker’s Corner)

L’abilità di un artista si misura anche dalla versalità della propria musica, nel sapere maleabilmente adeguarsi alle sonorità di altri interpreti, trovando nel contempo un percorso in cui novità e tradizione si fondono. Pur non essendo nuova, la sfida affrontata in concerto dal pianista di origine congolese Ray Lema e dal chitarrista e cantante brasiliano Chico César, il sound che scaturisce dalle loro esibizioni profuma di “saudade africana”. Una sorta di commistione che avvicina il continente nero al Sudamerica, annullando, in alcuni casi, la distanza geografica e culturale tra le due terre.
A queste suggestioni non si è sottratto il concerto tenutosi al Teatro Dal Verme di Milano lo scorso 8 febbraio, nell’ambito dell’interessante e ricercata rassegna Incroci Sonori. Lema e César, pur presentandosi con una strumentazione essenziale (il primo solo al piano e il secondo con chitarra acustica, elettrica e alla voce), sono riusciti in modo esemplare a trasmettere l’incantesimo di un sound sospeso tra allegria e malinconia. Il piano del musicista congolese ritmava e creava le note porgendole all’artista brasiliano che riusciva a farle “fiorire”, restituendole a sua volta impreziosite, in un gioco di sostegno e inseguimento che legava, samba, bossa e reggae con i magnetismi delle cadenze africane venate di jazz.