di Riccardo Santangelo
(pubblicato su Amadeus – Fuoritema)
Quando Alan Lomax si trasferì in Europa all’inizio degli anni ’50, avendo già alle spalle quasi vent’anni d’esperienza di registrazione al fianco del padre, stava scappando dal maccartismo, che vedeva nello studio della musica popolare una «pericolosa pratica sovversiva», ma al contempo era curioso di scoprire un ambiente musicale nuovo, quasi sconosciuto oltreoceano. L’etnomusicologo statunitense si rese subito conto dell’immensa varietà di cultura popolare che si era sviluppata e tramandata di generazione in generazione: canzoni e temi che, a volte, erano il prodotto di passaggi orali che si perdevano nella notte dei tempi, con tematiche e spunti che si ritrovano simili in varie parti d’Europa.
Alan Lomax arrivò in Italia nel 1954, dopo essere stato in Gran Bretagna, Irlanda e Spagna, e trovò una nazione pressoché industrializzata nei centri urbani più importanti, ma ancora dedita alla vita rurale nei piccoli paesi. Accompagnato da Diego Carpitella (uno dei padri dell’etnomusicologia italiana), lo studioso statunitense percorse lo stivale dal sud al nord, fermandosi in più di cento località, registrando canti e musiche di un mondo, come lo descriveva Pasolini, «contadino preindustriale e prenazionale», formato da un’umanità che in breve tempo avrebbe visto il proprio ambiente stravolto dall’emigrazione e dalla cultura di massa. Davanti al microfono si sono alternati agricoltori, pastori, pescatori, artigiani, partecipi di una cultura musicale che era, secondo Lomax, «la più ricca in Europa occidentale».
Italian Treasury–Lombardia è l’ultima uscita discografica, in ordine di tempo, che documenta l’imponente lavoro compiuto sul campo da Lomax e Carpitella, e segue gli album in precedenza dedicati ad Abruzzo, Calabria, Emilia Romagna, Liguria, Piemonte-Valle d’Aosta, Puglia e Sicilia. Qui si possono ascoltare le registrazioni di gruppi vocali e piccoli complessi, a volte improvvisati, compiute dal 23 al 26 settembre 1954, in provincia di Bergamo (nei paesi di Parre, Almenno San Salvatore, Rota d’Imagna e Buttanuco) e a Confienza (Pavia). Scopriamo così atmosfere dimenticate, come la Ninna nanna cantata/parlata da Celeste Cappelli, i suoni dei richiami per gli uccelli usati dai cacciatori, oppure l’uso di strumenti poveri, come nel brano Rigoletto, versione popolare dell’aria La donna è mobile, eseguito con flauti di pan, piatti, rullante e grancassa. Mentre nel brano El fiöl del conte ritroviamo radici tematiche comuni a ballate presenti nella tradizione anglosassone, e in Ol carneàl el va el vé e Il giorno di carnevale, la visione tutta popolana del clima carnascialesco come momento di passaggio per le ragazze all’età da marito (con l’uso di neanche tanto velati doppi sensi).
The Alan Lomax Collection: Italian Treasury-Lombardia
AA.VV.
Rounder Records, distr. Ird
