di Riccardo Santangelo
(pubblicato su Amadeus – Fuoritema)


Natale amaro quello del 2006: per una banale polmonite si è spento ad Atlanta James Brown, uno dei più grandi innovatori della musica black. Nato nel 1933 a Barnwell (South Carolina), ha vissuto la sua povera infanzia ad Augusta (Georgia), accudito dai parenti dopo essere stato abbandonato da entrambi i genitori. Proprio questo vuoto l’ha condizionato per tutta la vita, portandolo a costruirsi un carattere forte, ma anche una propensione alla violenza e all’uso di droghe che l’ha condotto parecchie volte in galera, anche negli ultimi anni. Considerato «the hardest working man in show business» per la sua maniacale dedizione al lavoro (che curava personalmente in tutti i suoi aspetti), Brown ha cambiato radicalmente il panorama della musica black dagli anni ’60 in poi, utilizzando tutte le sezioni del suo gruppo in modo ritmico, creando così un’energia musicale di estrema potenza.
Un modo di suonare e di cantare che ha contaminato il rhythm ‘n’ blues e il soul (ma non solo loro), tanto da essere considerato percursore del rap e della musica urbana degli anni ’90. Sicuramente con la scomparsa di James Brown si perde una delle ultime stelle della black music.