di Riccardo Santangelo
(pubblicato su Amadeus – Fuoritema)
Autore, musicista e cantante di indiscusso carisma, Bruno Lauzi è stato uno dei più apprezzati esponenti della “scuola” genovese della canzone italiana. Deceduto lo scorso ottobre per un cancro al fegato, negli ultimi anni aveva combattuto una durissima battaglia contro il morbo di Parkinson. Nella famosa lettera che indirizzò qualche mese prima a Mister Parkinson, Lauzi scriveva: «Perché, vede, io e i miei fratelli e sorelle malati abbiamo tante cose da fare, una vita da portare avanti meglio di così! D’ora in avanti prometto che starò più attento ai consigli dei miei dottori, e che mi impegnerò maggiormente nell’aiutarli nella raccolta dei fondi necessari per la ricerca». E questa promessa l’ha mantenuta: pochi mesi prima di morire l’artista aveva contribuito all’incisione dell’album In marilenghe, una raccolta dei suoi successi cantati in dialetto friulano.
Un disco realizzato a sostegno dell’Associazione Italiana Parkinsoniani e che vede a fianco di Lauzi i migliori artisti della regione Friuli Venezia Giulia.
Il compositore ligure (ma nato ad Asmara nel 1937) presentando solo pochi mesi fa questo disco diceva: «Da sempre amo esprimermi con lingue e dialetti del mondo, che per fortuna conosco e imparo facilmente. Avevo già cantato in genovese, portoghese, napoletano, francese, veneto, inglese… avvicinandomi così in modo diretto alle espressioni più vere delle relative culture e al genuino animo della gente. Quasi un percorso obbligato quindi immaginarmi anche cantare la musicalità del friulano: lingua minoritaria che si mantiene viva grazie a persone che si impegnano per diffonderla e a specifiche leggi che la tutelano. In marilenghe vuole essere un duplice omaggio: da parte mia al Friuli, che mi ha dimostrato un grande affetto (perfettamente ricambiato); da parte dei più rappresentativi artisti della terra friulana a me, attraverso loro interpretazioni di miei testi».
Questo disco è una piccola perla, non solo perché realizzato per un’onorevole causa, ma anche perché rilegge in modo incantevole alcune delle canzoni più famose di Lauzi (come O tornarai/Ritornerai, Il forest/Lo straniero, Il poete/Il poeta e L’ufici in rive al mar/L’ufficio in riva al mare), e lo fa senza perdere in nessun modo la poetica originale. Basti anche solo citare l’interpretazione del brano La acuile (L’aquila), che Bruno interpreta insieme a Mogol e alla Corale “Gioconda”, costituita da persone affette dal Parkinson. Un piccolo capolavoro che acquista nuova lettura nell’ambito di questa devastante malattia, che consuma pian piano il fisico lasciando lucidissima la mente
In marilenghe
Bruno Lauzi e altri
Numar Un, distr. Egea
