di Riccardo Santangelo
(pubblicato su Amadeus – Fuoritema)

Ci sono personaggi che pur avendo un talento straordinario non riescono, per vari motivi, a farsi conoscere e apprezzare come meritano: uno di questi è sicuramente Willy DeVille (all’anagrafe William Borsay). L’artista del Lower East Side newyorkese, di origine portoricane, fin dal suo primo album (Cabretta, 1977) ha scelto una strada sonora in cui il soul e il rhythm ‘n’ blues trovavano accordo con il folk e il rock e in seguito con le sonorità di New Orleans. Nella sua trentennale carriera Willy si è fatto produrre da artisti come Jack Nitzsche e Mark Knopfler, e ora dà alle stampe il suo quindicesimo album (Pistola); un disco che si rivela straordinario e pieno di varie sonorità. Come nella cover della ballata di Paul Siebel Louise, riletta a ritmo country-valzer, oppure in So So Real una trascinante rock-song stile anni ’70, o ancora in Been There Done That, dove fa un salto sonoro e atterra in pieno blues-funky New Orleans sound e nella drammatica Stars That Speaks, in cui il rumore di una camminata si allaccia alla sua voce grave e all’incalzante accompagnamento degli strumenti in tex-mex style. Ma DeVille dà il meglio di sé nella soul-ballad The Band Played On Dove, in uno stile “alla Ray Charles” (e con le sonorità delle funeral band), ricorda a modo suo le tremende conseguenze dell’uragano Katrina.

Pistola
Willy DeVille
Eagle Rock, distr. Edel