di Riccardo Santangelo
(pubblicato su Amadeus – Fuoritema)
La Carnia è un territorio tutto particolare. Collocato su un confine da sempre martoriato, disseminato di montagne impervie e insidiose, dove le stagioni sono ancora reali. Abitato da gente forte e tenace, che nelle asperità della vita ha trovato sempre forza nuova e che ha saputo ricostruire, rinascere e adattarsi ai cambiamenti. Territorio di immensi esodi in giro per il mondo; emigrazione che ha portato gente abituata alla vita di piccoli paesi a confrontarsi con grandi città, alcune volte trovando il modo di vincere, altre tornando senza trofei, in una terra cambiata.
Tutto questo c’è nella poesia in musica del friulano Luigi Maieron (che Gianni Mura ha definito «un albero che canta»), che dopo i tre precedenti dischi torna con Vino tabacco e cielo, in cui propone dieci pezzi di sua scrittura più la rivisitazione di un brano tradizionale. Poesia in musica perché molti degli spunti compositivi derivano proprio da liriche di autori poco noti come Gina Marpillero, Leonardo Zanier e Giorgio Ferigo, ma anche dalla vita vissuta in montagna, dai suoi ritmi e dalla storia della sua gente. Il disco ha una triplice anima: quella poetica della sintesi e dell’evocatività dei testi (come in Questa faccia e Filo spinato), quella cantautorale delle ballate in italiano (come nella title track e in Il peso della neve) e quella folk delle canzoni in lingua friulana (come in Le cidule e Dona mari). Ogni brano del disco poi ha un collegamento con il presente, come in Cramar-marochin, dove i venditori ambulanti ed emigranti carnici di una volta (i cramar) vengono accostati a quelli odierni (i marocchini); anche nella fusione curiosa tra la sillaba finale di una parola e l’iniziale dell’altra.
Nella presentazione del disco il suo collega Davide Van De Sfroos afferma: «Non credo che questo disco sia da ascoltare e basta, bisognerebbe avere il coraggio di berlo, come il vino, di fumarlo come il tabacco e di fischiettarlo guardando il cielo»: un’ottima sintesi, che lo stesso Maieron sottolinea ulteriormente scrivendo: «Le cose attorno a noi non dicono tutto. Fruga, trova il suono e ascolta. Il suono parla prima delle parole. Non temere, ascolta. Sali il pendio e riassumi. Lascia ciò che non ti serve, insegui il tuo suono tra le foglie ed i clacson».
Vino tabacco e cielo
Luigi Maieron
Pdt, distr. Universal Music
