di Riccardo Santangelo
(pubblicato su Amadeus – Fuoritema)

Pare che sia stato uno degli album più costosi nella storia del rock. E in effetti per portarlo a compimento vennero utililizzati ben sei studi di registrazione, tutti nel Regno Unito, e migliaia di sovraincisioni e interventi vocali e strumentali. Fino all’uscita di A Night at the Opera la produzione dei Queen si era mossa su un percorso poco definito, tra progressive, hard rock e musica pop di intrattenimento. Fu proprio la volontà del duo Freddy Mercury – Brian May (asse portante del gruppo) che si impegnò alla realizzazione di questo album, vero punto di svolta della loro carriera. Lo stesso Mercury racconta così: «C’erano molte cose che volevamo fare sugli altri album, ma non c’era spazio. Adesso ne abbiamo la possibilità, vogliamo spaziare in tutti i generi e continuare il lavoro sui cori e le sovraincisioni fino a realizzare un’opera d’arte costruita in studio». Grande ambizione, che in parte si è realizzata. Si ascolti anche solo il brano Bohemian Rhapsody, costruita su tre diverse fasi musicali, in cui gli interventi rock, pop e operistici si susseguono, in un vero capolavoro di originarietà. A far parte della tracklist dell’album troviamo anche pezzi come Sweet Lady, Love of my life, The prophet’s song e una versione riveduta di God save the Queen.

A Night at the Opera
Queen
Emi / Parlophone, 1975