di Riccardo Santangelo
(pubblicato su amadeusonline.net – Speaker’s Corner)
Quasi del tutto sconosciuto in Italia John Mayer è senza dubbio uno dei talenti che più si è messo in luce negli Stati Uniti tra la fine del 2001 e il 2002. Il suo singolo No Such Things, estratto da questo album, è stato uno dei brani più trasmessi dalle radio di Chicago, Boston, Portland, Baltimora e Memphis; e questo ha permesso a Mayer di vendere più di due milioni di copie dell’album, di avere una nomination come miglior artista rivelazione al MTV Music Awards 2002, e di essere citato tra i personaggi dell’anno dalla rivista “Rolling Stone”.
Nato venticinnque anni fa nel Connecticut, l’artista statunitense ha studiato per un breve periodo alla Boston’s Berklee College of Music, per poi trasferirsi ad Atlanta dove ha iniziato a esibirsi nei locali cittadini. Subito notato dalla stampa locale, nel 1999, incide il suo primo album Inside Wants Out e, soltanto due anni dopo, Mayer approda alla Aware/Columbia Records che gli fa incidere questo Room For Squares.
Nei giorni di Atlanta un quotidiano locale, per recensire un suo concerto in un club, aveva scritto: «La musica di Mayer è un folk rock dominato da uno straordinario modo di suonare la chitarra acustica», e tutto questo si ritrova in questo disco. Aiutato da musicisti di tutto rispetto, in Room For Squares le melodie folk rock delle esibizioni dal vivo si arrichiscono ricreando l’atmosfera delle coffeehouse del sudest degli USA. Tutto questo esalta la voce di Mayer, che, in alcuni brani ricorda, Jacob Dylan e Sting, pur non perdendo di originarietà.
Oltre al singolo No Such Things (brano in cui risaltano le qualità di chitarrista di Mayer), si possono segnalare Neon e 83, in cui il basso di David La Bruyere aggiunge sonorità funky, e le ballads City Love (jazzata e arricchita da un quintetto d’archi) e St. Patrick’s Day (una piccola chicca che chiude il disco).
Due piccole curiosità: stampata sul disco, e riportata anche in copertina, si può trovare la tavola degli elementi chimici. È un piccolo omaggio che Mayer ha voluto fare al suo insegnante di chimica, l’unico che, ai tempi del liceo, credeva nel suo talento musicale. Inoltre sul retro del disco vengono segnalati quattordici brani, ma a un’analisi più attenta si può notare che viene saltata la numerazione tra il dodicesimo e l’ultimo. La risposta di questa stravaganza risiede nella superstizione dell’artista statunitense per il numero tredici; pur di non farlo comparire nelle note di copertina, ha preferito inserire all’interno del disco una traccia vuota di quattro secondi.
È un disco mai banale, che si ascolta piacevolmente, ed è un vero peccato che in Italia non abbia riscosso il successo che meritava.
Room for Square
John Mayer
Aware / Columbia Records, 2001
