di Riccardo Santangelo
(pubblicato su Amadeus – Fuoritema)

Non sempre il percorso che ti porta a confrontarti con l’opera di un artista può essere quello più lineare. A volte anche per devozione e soggezione si ha paura a maneggiare il “materiale”, ormai divenuto patrimonio popolare, e trovarne una propria lettura. Sicuramente con questo timore Nicola Alesini si è avvicinato alla produzione di De André: infatti, in F.D.A., il sassofonista interpreta il repertorio più popolare del cantautore genovese (La canzone di Marinella, Bocca di rosa, Il testamento di Tito e altre) in modo tutt’altro che canonico. La via che percorre a volte è spiazzante, ma parte dalla funzione di ridisegnare e adeguare il “mondo anarchico” di Faber alle sonorità a lui più congeniali, in cui i ritmi e le melodie della tradizione popolare mediterranea trovano nuovo vigore fondendosi con jazz, ambient e world music. Come nei brani Per F. & L. (ispirato all’incontro tra De André e Tenco, e composto con i Radiodervish) e Libera (dedicato all’omonima associazione di don Luigi Ciotti, che si batte contro tutte le mafie), dove la visionarietà compositiva del sassofonista si esprime “in punta di piedi”, come lui stesso afferma nelle note di copertina.

F.D.A.
Nicola Alesini
Il Manifesto CD158