di Riccardo Santangelo
(pubblicato su Amadeus – Fuoritema)

Se non fosse stato per quell’elicottero che volle prendere a tutti i costi (rubando il posto a Eric Clapton), ora potremmo parlare di Stevie Ray Vaughan senza piangere uno dei più grandi chitarristi che il blues elettrico ha avuto. Era l’agosto del 1990.
Nato nel 1954 in Texas impara a suonare la chitarra da autodidatta, e nel giro di poco tempo (da metà degli anni ’70 fino all’inizio degli ’80) riesce a ritagliarsi una fetta di popolarità nel suo stato. Fu il produttore Jerry Wexler (su consiglio di Mick Jagger) ad accorgersi del talento di Vaughan e a inserirlo (insieme al suo gruppo i Double Trouble, formato dal bassista Tommy Shannon e il batterista Chris “Whipper” Layton) tra gli ospiti del Montreux Jazz Festival del 1982. Così il mondo ebbe modo di accorgersi del suo talento.
Risale all’anno successivo la pubblicazione di Texas Flood, suo primo album che lo proietta fin da subito nell’olimpo dei chitarristi. Il suono che viene proposto si rifà alla lezione di artisti come Jimi Hendrix, Albert King e T-Bone Walker, ma riuscendo in modo personalissimo e originale a legare le sonorità blues con il rock. In questo album troviamo pezzi memorabili come Pride and Joy, Texas Flood, Testify, che diverranno negli anni successivi brani interpretati da molti bluesman.

Texas Flood
Stevie Ray Vaughan and Double Trouble
Epic Records, 1983